Intervista del 14 luglio 2011 di Mauro Longo ad Antonello Lotronto per Librogame’s Land Magazine

Chi è Antonello Lotronto e come è nata la tua passione per il giallo?

Da piccolo mi ero appassionato ai romanzi e ai racconti di Conan Doyle del quale ho letto tutto il suo Sherlock Holmes. La mia passione giallistica è tuttavia selettiva. Adoro il giallo all’inglese e anche le atmosfere noir dei libri di Cornell Woolrich. Non mi piacciono – o per meglio dire – non mi entusiasmano – i gialli d’azione americani. Sono legato al giallo deduttivo nel quale il cadavere non fa paura a nessuno ed è solo un tassello di un misterioso puzzle. Pur riconoscendo il pregio letterario dei gialli di Dashiell Hammett o di Raymond Chandler, non ritengo i loro gialli sufficientemente “ludici”. A volte la loro soluzione è troppo “fisica”, legata ad una scazzottata, ad una minaccia o alla eliminazione fisica di un nemico. Io amo invece il giallo che fa spremere le meningi. Solo attraverso l’esame degli indizi, il confronto delle varie deposizioni e le analisi della scientifica, deve essere possibile arrivare alla soluzione del crimine. Certo, per chi scrive gialli non è facile a costruire storie assolutamente logiche e impermeabili ad ogni incongruenza, ma sicuramente lo sforzo è quello di imbastire trame nelle quali la possibile soluzione o meglio, la soluzione più probabile, è una sola. Sam Pezzo, personaggio dei fumetti di Vittorio Giardino e icona del giallo all’italiana, oltre che del gioco di ruolo di Holmes&Co.

Qual’è stato il tuo percorso autoriale ed editoriale fino all’arrivo alla E Elle?

Avevo iniziato a scrivere Holmes & Co. durante qualche noiosissima lezione all’università. Grazie ad alcuni “pionieri” del gioco e soprattutto del gioco di ruolo a Roma (Massimo Longo, Massimo Senzacqua, Agostino Carocci), avevo conosciuto (assieme all’amico Mario Corte) Dungeons & Dragons e me ne ero, anzi ce ne eravamo, innamorati. Eravamo stati colpiti non tanto dall’ambientazione – pure molto affascinante – ma dalla profondità e dalla ricchezza del meccanismo. Quella piacevole esperienza era sfociata anche in una “militanza” attiva in una delle prime associazioni ludiche italiane (La “Fantasy MAM” – dai nomi dei suoi fondatori) e finimmo per produrre anche una fanzine (forse davvero la prima che avesse per argomento Dungeons & Dragons) che si chiamava “La voce del Drago”. Ero entusiasta dalla forza evocativa dei giochi di ruolo. Pensai allora che quelle atmosfere così suggestive dei gialli che leggevo potevano essere rievocate in modo fedele proprio grazie a loro. Ed ecco allora l’idea di Holmes & Co., un gioco di ruolo a tutti gli effetti ma con una ambientazione “gialla”. Poiché il giallo d’azione non mi appassionava, concepii inizialmente la prima versione del gioco come solo deduttiva, bandendo di fatto i “combattimenti”, che assumevano una parte così rilevante nei giochi di ruolo classici. La vera sfida era quella di scommettere che anche senza elementi di azione, la storia sarebbe stata altrettanto appassionante e appagante. Ne parlai con Mario Corte che mi confortò con la sua adesione altrettanto entusiasta al progetto e che mi diede una mano fondamentale per la stesura del gioco che poi firmammo assieme. Grazie poi ad Andrea Angiolino, allora titolare di una piccola casa editrice che si chiamava Universal, pubblicammo una prima versione del gioco che era dedicata unicamente al giallo classico (e pertanto senza combattimenti). Non so quante copie riuscimmo a vendere, credo pochissime. Tuttavia il progetto piacque molto ai responsabili della E Elle che ci commissionarono una versione che comprendesse anche il giallo d’azione.

Come è avvenuto l’incontro con Mario Corte e quale è stato il ruolo di entrambi nella creazione di Holmes&Co. (e delle vostre opere successive)?

Mario Corte era un amico di vecchia data. Come detto, assieme ci eravamo appassionati ai giochi di ruolo dei quali apprezzavamo moltissimo la impressionante forza evocativa. Se l’idea iniziale di Holmes & Co. è stata mia, è stato poi lui a convincermi della bontà del progetto e mi ha poi dato una mano fondamentale per la stesura sia delle regole che delle storie. Mario è una persona di una profondità unica. Basta leggere “Buon Compleanno Merit”, un “caso” interamente concepito da lui, per comprendere quanto sia meticoloso nella costruzione dei personaggi e delle storie, prevedendone tutti i dettagli. Una struttura che sarebbe valida per un vero e proprio romanzo.

Come avete lavorato per sviluppare il vostro regolamento?

Come detto, avevamo una grande dimestichezza con i giochi di ruolo. Personalmente avevo letto i regolamenti di pressoché tutti i giochi di ruolo pubblicati fino ai primi anni ’80: Dungeons & Dragons, Tunnels & Trolls, ma anche Kata Kumbas che era stato nel frattempo sviluppato (e la cui gestazione avevo seguito direttamente essendo un frequentatore di casa Carocci), dai nostri amici Massimo Senzacqua e Agostino Carocci, Traveller, Runequest, Call of Cthulhu, Man Myth and Magic, e tanti altri giochi di ruolo francesi e americani di cui non ricordo nemmeno più il nome e dalle tematiche più varie. Sulla scorta di queste letture ero giunto alla conclusione che la bontà di un gioco di ruolo non era tanto nel regolamento ma nell’ambientazione e nelle storie che proponeva. Non amavo regolamenti complessi a corredo dei quali c’erano poi storielle striminzite e piuttosto banali. Preferivo invece regole molto snelle a sostengo di storie piuttosto articolate che soddisfacessero in qualche modo l’intelligenza del lettore e del giocatore. Partendo da queste letture e da queste idee ho cominciato a scrivere il regolamento di Holmes & Co.

La EL pubblicava in quegli anni 2 serie di librogame legati al giallo: Detectives Club e Sherlock Holmes. Hai avuto modo di leggerli? Se si, cosa ne pensi?

No, non li ho letti. Come ho spiegato io vengo dal gioco di ruolo “classico” del quale apprezzavo soprattutto la “convivialità”. Consideravo pertanto i libri game come delle esperienze di gioco in “solitario” che erano estranee ai miei interessi di allora.

Come venne accolto il “primo gioco di ruolo investigativo italiano”?

Piuttosto freddamente. I più erano sconcertati dalla mancanza (parlo della prima edizione Universal) di regole che coprissero i combattimenti. Era inconcepibile che un gioco di ruolo non solo non fosse incentrato su questo aspetto ma lo escludesse del tutto. Ma ritenevo queste critiche totalmente infondate per vari motivi. Innanzitutto perché quello che caratterizza un gioco di ruolo non è il combattimento ma il sistema e poi perché l’ambientazione che intendevo proporre sarebbe stata snaturata dall’uso della forza da parte dei personaggi. Ovviamente da questo punto di vista Holmes & Co. si rivolge a giocatori più riflessivi e quindi più maturi. Ad ogni modo le critiche non facevano che confermare l’idea di aver proposto un gioco “diverso dai soliti”, che aveva un approccio più narrativo e di ragionamento e meno legato all’alea di un lancio di un dado. Proprio quello che volevo. Anche se l’edizione E Elle ha poi “coperto” anche il giallo d’azione, ho sempre considerato il giallo classico come l’ambientazione vera e caratterizzante di Holmes & Co.

Dopo Holmes & co. non avete abbandonato la passione giallistica né quella per i giochi, ma avete abbandonato il gioco di ruolo. Come mai?

Perché i murder party, i giochi di cui mi occupo ora in modo preminente, si sono rivelati alla distanza più adatti a ricreare le atmosfere tipiche del giallo classico. Nessuno vuole negare la profondità e la ricchezza del meccanismo dei giochi di ruolo, ma per quanto riguarda in particolare l’ambientazione “gialla”, il murder party è più funzionale ai miei obiettivi. Innanzitutto sono giochi più snelli che si possono apprendere in pochi minuti e giocare nello spazio di poche ore. Poi c’è un aspetto teatrale che è nettamente superiore a quello presente nei giochi di ruolo tradizionali. La possibilità di “sganciare” l’interpretazione dei PNG (che sono poi i protagonisti del giallo) dai compiti del Narratore e di affidarla ai giocatori stessi era una soluzione apparentemente “azzardata” ma all’atto pratico molto divertente, dato che da questo format scaturiva una piccola rappresentazione teatrale con tanto di costumi e di scenette improvvisate. Da queste considerazioni nacque, firmandola sempre con Mario Corte, la prima collana di Murder Party apparsa in Italia: Serata in Giallo. Mario fondò una casa editrice, la Digamma, ancora oggi operante, e divenne anche l’editore dei primi tre “casi”. La teatralità dei murder parties e la possibilità di “recitare” che è insita nel loro meccanismo superava i limiti del gioco di ruolo: la necessaria presenza di un Narratore, il numero non troppo alto di giocatori, la complessità delle regole, ecc. Le schede di Holmes & Co. si sono trasformati in “copioni” e pian piano dai murder parties ho finito per proporre vere e proprie esperienze teatrali interattive, quello di cui oggi più mi occupo.

Un bilancio su Holmes & Co., a oltre 20 anni di distanza?

Non avrà conosciuto una diffusione amplissima, è rimasto un gioco di nicchia ma ho ricevuto tanti attestati di apprezzamento da parte di chi ci ha giocato e che mi hanno convinto che l’obiettivo che intendevo raggiungere, quello di far vivere ai giocatori le atmosfere tipiche dei gialli all’inglese, è stato raggiunto. Alcune persone mi hanno mandato dei racconti scritti sulla base delle loro sedute di gioco, altri si sono divertiti a scrivere storie originali. Tutti sintomi di quanto sia stata coinvolgente la loro esperienza con il nostro gioco. Mi fa anche molto piacere leggere che per molti Holmes & Co. resta il primo esempio di gioco narrativo apparso in Italia. Non vorrei essere tacciato di presunzione ma aggiungerei che è stato anche il primo esempio di gioco di ruolo “puramente” “giallo” mai apparso. Non solo in Italia. Il percorso successivo a questa esperienza passa attraverso i murder party e arriva fino ai giorni nostri, in cui sei attivissimo.

Cosa stai “macchinando” per ora?

Come ho detto, oggi mi occupo molto di teatro giallo interattivo. Scrivo personalmente le storie e le rappresento, grazie ad un valente gruppo di attori operanti a Torino e a Roma. Presso il teatro Agorà di Roma in particolare, siamo alla nostra quinta stagione teatrale. Un’altra cosa che mi impegna molto è il sito www.murderparty.org che ho di recente ristrutturato in senso più interattivo (è di fatto diventato un piccolo social network di appassionati di murder parties) e che offre anche la possibilità di scaricare periodicamente dei nuovi murder parties da organizzare a casa con gli amici.

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